Negli ultimi anni la ricerca scientifica sta mostrando un interesse crescente verso il ruolo dell’alimentazione nella modulazione del nostro organismo. Un nuovo studio pubblicato su Cancer Discovery, condotto dall’équipe del dott. Matteo Bellone dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e dalla dott.ssa Urvi A. Shah del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, aggiunge un tassello importante: una dieta ricca di fibre e basata principalmente su alimenti vegetali potrebbe contribuire a rallentare la progressione delle condizioni precancerose del mieloma multiplo.
Un nuovo sguardo sul mieloma multiplo
Il mieloma multiplo è una neoplasia ematologica che interessa ogni anno oltre 160.000 persone nel mondo, di cui circa 5.000 in Italia. Nella maggior parte dei casi nasce da due condizioni precancerose: la MGUS (gammopatia monoclonale di significato incerto) e il mieloma multiplo asintomatico (SMM). Questi stati non provocano sintomi, ma possono evolvere lentamente nel corso degli anni.
Ad oggi, chi riceve una diagnosi di MGUS o SMM viene solitamente monitorato senza interventi specifici, una strategia clinica corretta ma che può generare ansia nei pazienti. È proprio per loro che questo nuovo filone di ricerca offre una prospettiva diversa: esiste qualcosa, a basso rischio, che possiamo fare per rallentare la progressione?
Lo studio Nutrivention: quando il cibo diventa un intervento scientifico
Per rispondere a questa domanda, il Memorial Sloan Kettering ha avviato lo studio “Nutrivention”, al quale hanno partecipato 23 persone con MGUS e SMM. A tutti è stata proposta una dieta ricca di fibre e di alimenti vegetali, senza alcuna restrizione calorica. L’obiettivo non era ridurre il peso, ma modificare la qualità del cibo, privilegiando frutta, verdura, legumi e cereali integrali.
Ciò che sorprende è che la maggior parte dei partecipanti ha trovato questa dieta non solo sostenibile, ma anche piacevole: oltre il 70% ha scelto di proseguirla anche dopo il periodo di studio.
Parallelamente, nei laboratori del San Raffaele, i ricercatori hanno lavorato su modelli murini per osservare in dettaglio cosa accade nell’organismo quando l’apporto di fibre aumenta in modo significativo. I risultati hanno mostrato una vera e propria “catena di effetti”: la dieta modifica il microbioma intestinale, che a sua volta produce un maggior livello di acidi grassi a catena corta, come il butirrato, molecola con proprietà riconosciute in ambito antinfiammatorio e antitumorale.
Effetti a cascata: dal microbiota al midollo osseo
Il butirrato sembra avere un ruolo chiave. Nei modelli animali, infatti, ha mostrato la capacità di ridurre l’aggressività della malattia, rallentare la proliferazione delle cellule di mieloma in vitro e modificare positivamente il comportamento delle cellule immunitarie nel midollo osseo.
In altre parole, la dieta ad alto contenuto di fibre sembrerebbe in grado di rendere l’ambiente interno meno favorevole alla crescita tumorale e più efficiente nella risposta immunitaria.
Anche nei pazienti coinvolti nello studio clinico sono stati osservati segnali incoraggianti: riduzione del peso corporeo, miglior sensibilità insulinica, diminuzione dell’infiammazione e arricchimento del microbioma di specie batteriche produttrici di butirrato. Nei pochi casi in cui è stato possibile monitorare la progressione, la componente monoclonale (M-spike) si è stabilizzata e, in alcuni casi, è persino migliorata.
Una prospettiva che apre nuove strade
Gli autori dello studio sottolineano che l’alimentazione non sostituisce né sostituirà le terapie oncologiche. Tuttavia, potrebbe diventare un potente alleato: un intervento semplice, quotidiano, a basso rischio, in grado di agire sui meccanismi biologici che regolano la progressione della malattia.
Proprio su questa base è stato avviato in Italia un nuovo studio clinico multicentrico coordinato dal San Raffaele, con il supporto della Fondazione AIRC e di numerosi enti internazionali (Blood Cancer United, Paula and Rodger Riney Foundation, NIH, Parker Institute for Cancer Immunotherapy, International Myeloma Society, Swedish Research Council). L’obiettivo è confermare, su una scala più ampia, l’effetto delle diete vegetali nella modulazione del microbiota dei pazienti con SMM.
Come afferma il dott. Bellone:
“Trasformare un gesto quotidiano, come mangiare, in uno strumento di prevenzione scientificamente solido è una sfida che richiede rigore, ma che può cambiare la vita di molte persone.”

Dottoressa Rosaria Giulivo

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