Dott.ssa Rosaria Giulivo – Laboratorio San Modestino, Avellino
Per molti anni la prevenzione cardiovascolare si è concentrata prevalentemente su parametri ben noti come il colesterolo LDL, la pressione arteriosa e gli stili di vita. Tuttavia, una crescente mole di evidenze scientifiche ha portato alla luce un ulteriore fattore di rischio, spesso non incluso nei controlli di routine: la Lipoproteina (a), o Lp(a).
Si tratta di una particella lipoproteica con caratteristiche peculiari che la rendono un indicatore indipendente e significativo del rischio cardiovascolare residuo, anche in soggetti con valori lipidici apparentemente nella norma.
Una questione genetica
La Lipoproteina (a) si distingue dagli altri parametri lipidici per una caratteristica fondamentale: la sua concentrazione ematica è determinata quasi esclusivamente dal patrimonio genetico (circa il 90%) e rimane sostanzialmente stabile nel corso della vita. Questo significa che dieta, attività fisica e stile di vita hanno un impatto minimo sui suoi livelli.
Dal punto di vista epidemiologico, si stima che circa il 20% della popolazione presenti valori superiori alla soglia di rischio (>50 mg/dL). Inoltre, sono state osservate differenze legate al sesso e all’etnia: nelle donne i livelli tendono ad aumentare dopo la menopausa, mentre alcune popolazioni, come quella afroamericana, presentano concentrazioni mediamente più elevate.
Perché è pericolosa: doppio meccanismo di danno
La struttura della Lp(a), descritta per la prima volta nel 1963 dal ricercatore Kåre Berg, è costituita da una particella simile alle LDL legata a una proteina specifica, l’apolipoproteina(a). Questa configurazione conferisce alla Lp(a) un duplice effetto dannoso:
- Aterogeno: contribuisce alla formazione e progressione delle placche aterosclerotiche nelle arterie.
- Trombogenico: interferisce con i meccanismi di fibrinolisi, favorendo la formazione e la persistenza dei coaguli.
Questa combinazione aumenta il rischio di eventi cardiovascolari maggiori, come infarto miocardico, ictus ischemico e stenosi della valvola aortica, indipendentemente da altri fattori di rischio tradizionali.
Quando e perché dosarla
Proprio per la sua natura genetica e la stabilità nel tempo, le principali società scientifiche raccomandano il dosaggio della Lp(a) almeno una volta nella vita. Questa valutazione è particolarmente indicata nei soggetti con:
- familiarità per malattie cardiovascolari precoci;
- eventi cardiovascolari inspiegati;
- livelli normali di colesterolo LDL ma rischio clinico elevato.
Identificare precocemente un valore elevato consente infatti di stratificare meglio il rischio e adottare strategie preventive più mirate.
Strategie terapeutiche: presente e futuro
Attualmente, non esistono interventi sullo stile di vita o farmaci di uso comune, come le statine, in grado di ridurre significativamente la Lp(a). La gestione clinica si basa quindi su un controllo intensivo degli altri fattori di rischio modificabili (colesterolo LDL, pressione arteriosa, diabete, fumo).
Nei casi più severi, può essere presa in considerazione l’aferesi lipoproteica, una procedura che consente la rimozione selettiva della Lp(a) dal sangue.
Tuttavia, la ricerca farmacologica è in rapido sviluppo. Nuove terapie, basate su tecnologie di silenziamento genico (come oligonucleotidi antisenso e RNA interferente), sono attualmente in fase avanzata di sperimentazione clinica (fase 3). Questi trattamenti mirano a ridurre direttamente la produzione epatica di apolipoproteina(a), aprendo la strada a una gestione farmacologica mirata di questo importante fattore di rischio.
Se i risultati attesi in termini di riduzione degli eventi cardiovascolari saranno confermati, si assisterà a un cambiamento significativo nella prevenzione: la Lp(a) potrà passare da fattore di rischio non modificabile a bersaglio terapeutico concreto.
Conclusioni
La Lipoproteina (a) rappresenta oggi una frontiera fondamentale nella prevenzione cardiovascolare. La sua identificazione consente una valutazione più completa del rischio individuale, soprattutto nei pazienti apparentemente “a basso rischio”.
Integrare il dosaggio della Lp(a) nei percorsi diagnostici significa fare un passo avanti verso una medicina sempre più personalizzata e preventiva.
Bibliografia essenziale
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Per informazioni o per eseguire il dosaggio della Lipoproteina (a), è possibile rivolgersi al Laboratorio San Modestino di Avellino.