A cura della Dott.ssa Rosaria Giulivo

L’epatite C è un’infezione virale che colpisce il fegato e rappresenta ancora oggi una delle principali cause di malattia epatica cronica a livello mondiale. Nonostante i notevoli progressi della medicina abbiano reso questa infezione curabile nella maggior parte dei casi, molte persone convivono con il virus senza saperlo, ritardando la diagnosi e aumentando il rischio di sviluppare complicanze anche gravi.

La diagnosi precoce rappresenta quindi uno strumento fondamentale non solo per proteggere la salute del paziente, ma anche per interrompere la trasmissione dell’infezione e consentire un trattamento tempestivo ed efficace.

Che cos’è l’epatite C

L’epatite C è causata dal virus HCV (Hepatitis C Virus), un virus che si trasmette principalmente attraverso il contatto con sangue infetto.

L’infezione può manifestarsi in forma acuta, nelle settimane successive al contagio, oppure evolvere in una forma cronica che può persistere per molti anni.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo circa 47 milioni di persone convivono con un’infezione cronica da HCV e ogni anno si registrano circa 900.000 nuove infezioni. Nel 2024 l’epatite C è stata responsabile di circa 239.000 decessi, principalmente a causa della cirrosi epatica e del carcinoma epatocellulare.

Come si trasmette

Il virus dell’epatite C si trasmette esclusivamente attraverso il contatto con sangue infetto.

Le principali modalità di trasmissione comprendono:

  • utilizzo di aghi o siringhe contaminati;
  • procedure sanitarie effettuate con strumenti non adeguatamente sterilizzati;
  • trasfusioni di sangue non controllato (evento oggi estremamente raro nei Paesi con sistemi sanitari avanzati);
  • condivisione di strumenti che possono entrare in contatto con il sangue, come rasoi o strumenti per tatuaggi e piercing non correttamente sterilizzati.

Più raramente il virus può essere trasmesso dalla madre al bambino durante la gravidanza o il parto oppure attraverso rapporti sessuali che comportino esposizione al sangue.

È importante ricordare che l’epatite C non si trasmette attraverso abbracci, baci, condivisione di cibi, bevande o stoviglie.

Un’infezione spesso silenziosa

Uno degli aspetti più insidiosi dell’epatite C è rappresentato dalla sua evoluzione spesso asintomatica.

Nella fase iniziale la maggior parte delle persone non manifesta alcun disturbo oppure presenta sintomi molto generici, come stanchezza, nausea, perdita dell’appetito o lieve malessere, facilmente attribuibili ad altre condizioni.

In molti casi l’infezione viene scoperta solo dopo anni, quando il fegato ha già subito un danno significativo.

Per questo motivo il test rappresenta l’unico strumento in grado di identificare precocemente l’infezione.

Quando è consigliabile eseguire il test

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di eseguire lo screening nelle persone che presentano fattori di rischio o appartengono a categorie maggiormente esposte all’infezione.

Il medico può inoltre consigliare gli accertamenti in presenza di alterazioni degli esami della funzionalità epatica, dopo un’esposizione accidentale a sangue potenzialmente infetto o quando esistano altri elementi clinici che rendano opportuno approfondire.

La diagnosi si sviluppa in due fasi.

Il primo passo consiste nella ricerca degli anticorpi anti-HCV, che permette di individuare chi è entrato in contatto con il virus.

Se il risultato è positivo, è necessario eseguire un secondo esame, la ricerca dell’HCV-RNA, che conferma la presenza del virus e l’eventuale infezione cronica, fornendo le informazioni necessarie per l’impostazione del percorso terapeutico.

Oggi l’epatite C si può guarire

Negli ultimi anni il trattamento dell’epatite C ha conosciuto un’importante evoluzione.

Le moderne terapie antivirali ad azione diretta consentono oggi di eliminare il virus in oltre il 95% dei pazienti, con cicli terapeutici generalmente compresi tra 8 e 12 settimane, ben tollerati e caratterizzati da un’elevata efficacia.

Intervenire precocemente significa ridurre il rischio di sviluppare cirrosi, insufficienza epatica e tumore del fegato, migliorando significativamente la qualità e l’aspettativa di vita.

Il ruolo della prevenzione

Attualmente non è disponibile un vaccino contro l’epatite C.

La prevenzione si basa quindi sull’adozione di comportamenti sicuri, sull’utilizzo di dispositivi sterili nelle procedure sanitarie ed estetiche, sulla corretta gestione del materiale potenzialmente contaminato e sull’identificazione tempestiva delle persone infette attraverso gli screening.

La diagnosi precoce rappresenta oggi la strategia più efficace per limitare la diffusione del virus e prevenire le complicanze della malattia.

Il contributo del Laboratorio di Analisi San Modestino

Il Laboratorio di Analisi San Modestino svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione delle epatiti virali, mettendo a disposizione esami di laboratorio affidabili per l’identificazione dell’infezione da virus dell’epatite C.

Attraverso test sierologici e, quando indicato dal percorso diagnostico, esami di conferma, il laboratorio supporta il medico nella diagnosi precoce e nel corretto inquadramento clinico del paziente.

Sottoporsi agli esami quando consigliato dal proprio medico significa poter individuare l’infezione nelle fasi iniziali, accedere tempestivamente alle cure oggi disponibili e proteggere la salute del fegato nel lungo periodo.

 

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente divulgative e non sostituiscono il parere del medico. Per la prescrizione e l’interpretazione degli esami è sempre necessario rivolgersi al proprio medico curante o allo specialista.

 

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